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LA PRESOLANA
Alpi Orobie
CAI di Cuneo sottosezione di Borgo S. Dalmazzo
Venerdì 23 – Sabato 24 – Domenica 25  Luglio 2010
     

PAGINA IN ALLESTIMENTO

    

CAI BORGO S. DALMAZZO ... ( qui )

     
CAI Cuneo - sottosezione Borgo S. Dalmazzo

C.A.I. Sezione di Cuneo " J'amis dij brich " sottosezione  di Borgo S. Dalmazzo

Venerdì 23 Luglio

Salita al Rifugio Antonio Curò a quota 1915 m. slm. da Valbondione a 900 m. sul sentiero panoramico  CAI 305 . Il Rifugio Antonio Curò, nel cuore delle Orobie situato nella assolata conca del Bacino del Barbellino, è raggiungibile dal paese di Valbondione, percorrendo una ex mulattiera militare (segnavia CAI 305), ancora ben tenuta, che si snoda in stupendi boschi di faggi ed abeti nel suo primo tratto e poi continua in un ambiente più ampio, dove il bosco cede il posto ad una vegetazione cespugliosa ricca di rododendri e pini mughi. Man mano si sale, è possibile osservare le vallette laterali sottostanti, prima fra tutte la Valle del Coca con la piccola frazione di Maslana. Valbondione è raggiungibile percorrendo la strada della Val Seriana; giunti in paese, si supera la Chiesa Parrocchiale e si lascia l'auto nell'apposito parcheggio creato per gli escursionisti, nei pressi del Campo Sportivo (vedi cartelli indicatori, 910 m).  Il rifugio Curò è stato il secondo ad essere inaugurato dal CAI di Bergamo nel 1886, dopo quello di Ca' Brunona. Il nome deriva dall'ing. Antonio Curò allora presidente del CAI di Bergamo. Nel 1895 lo stesso CAI decise di costruire un rifugio più grande, ne venne così costruito uno nuovo poco più ad est del vecchio rifugio a quota 1895 anch'esso dedicato all'ing. Antonio Curò.  Nel 1973, su progetto del geom. Luigi Locatelli ne venne costruito un terzo, con circa 100 posti letto, situato in prossimità del lago artificiale del Barbellino a quota 1915 m.  E' situato su un'altura dalla quale si domina il grande lago del Barbellino in tutta la sua estensione con in fronte le magnifiche creste del Recastello e del Pizzo Coca e sullo sfondo l'ampio panorama della duplice cima del Monte Torena. Il lago del Barbellino è un bacino artificiale situato nella conca del Barbellino sopra Valbondione. E' il più grande lago artificiale delle Orobie Bergamasche, l'invaso riesce a contenere 18 milioni di metri cubi d'acqua. La costruzione della diga è stata progettata a partire dal 1917 e terminata nel novembtre del 1931. La diga era stata costruita pensando all'ingente richiesta di energia che serviva alla Valle Seriana, dove l'industria si sviluppava a pieno ritmo. Il rifugio Curò è conosciuto dagli escursionisti anche per l'immediata vicinanza delle famose Cascate del Serio che, con un triplice salto di oltre 315 metri, sono le più alte d'Italia e le seconde d'Europa.

    
Cascata del Serio alta 315 metri
     

Cascata del Serio 

Le Cascate del Serio sono formate dall'omonimo fiume pochi chilometri dopo la sua nascita, nelle Alpi Orobie, in provincia di Bergamo. Sono situate ad una quota di circa 1.750 metri di altitudine, in un ambiente alpino di rara bellezza. Si trovano nel territorio di Valbondione, in Alta Valle Seriana. Le cascate del Serio sono formate da tre salti principali di 106, 74 e 75 metri. In realtà, i salti sono 6, ma di questi, tre sono praticamente invisibili una volta che l'acqua fluisce, coperti dal fragore dei salti maggiori. Fino al 1931 esse erano visibili tutto l'anno, in quanto scendevano naturalmente dal soprastante Piano del Barbellino in cui confluivano le acque provenienti da monti come il Recastello, Monte Gleno, mentre d'estate erano alimentate dal ghiacciaio del Trobio, a quel tempo ancora imponente, mentre negli ultimi anni lo spessore del ghiaccio si sta assottigliando (rimane comunque uno dei più importanti di tutto l'arco orobico). Dal 1932, anno di apertura della diga del Barbellino, esse non furono più visibili, proprio perché il bacino della diga tratteneva le acque che la alimentavano. Solo dal 1969 fu possibile ammirare nuovamente le cascate, grazie ad un accordo tra Enel, proprietaria della diga, e l'amministrazione di Valbondione, nel cui territorio sono situate. Le cascate tornarono ad essere permanentemente visibili tra il 1975 e il 1977, quando a causa di alcuni lavori di restauro della diga si svuotò completamente il bacino. Attualmente, è possibile ammirare la cascata per cinque volte all'anno, solitamente una domenica al mese tra giugno e ottobre. In queste cinque date, viene aperto l'invaso del Barbellino per mezz'ora, lasciando defluire tra gli 8.000 e i 10.000 m³ di acqua. L'apertura delle cascate richiama infatti centinaia di turisti che si appostano lungo i sentieri che fronteggiano la cascata o che soggiornano al vicino rifugio Curò.
    
     

Aquilegia di Einsele   (Aquilegia einseleana) 

Attorno alle cascate sorge una leggenda circa la sua formazione. Si racconta che nella zona del Pian del Barbellino vivesse nel suo castello una dama, che amava perdutamente un pastorello che si aggirava con il suo gregge in questi monti. Egli, però, era fidanzato con una bellissima ragazza del borgo, e non intendeva lasciarla. La dama, allora, fece rapire la fanciulla e la costrinse in una delle stanze del castello. La fanciulla, perduto il suo amore e sentendosi spacciata, iniziò a piangere. Pianse talmente tanto che le sue lacrime travolsero il castello e andarono a formare l'imponente cascata del Serio.
Più verosimilmente, le cascate nacquero diverse centinaia di migliaia di anni fa. Anticamente, sul Piano del Barbellino doveva esistere un lago, tenuto in vita dalle rocce vulcaniche che formano le montagne attorno. Col passare del tempo, l'azione erosiva dell'acqua riuscì ad aprire un varco tra queste rocce, formando la cascata. Poi, l'azione modellante dei ghiacciai del Quaternario ha ulteriormente plasmato il salto, andando ad erodere la roccia lì dove era più friabile. L'uomo ha poi imitato la natura costruendo la grande diga del Barbellino, sbarrando nuovamente le acque.
    
Orchidea
     

sabato 24 luglio
 
Dal Rifugio Curò q. 1915 m. al Rifugio Albani q. 1939 m.
Tempo media di percorrenza: 7/9 ore 
dal rifugio Curò, segnavia 304/401
Dislivello 1050
Difficoltà escursionistica EE
 
Si lascia il rifugio Curò e si percorre per un breve tratto in senso inverso la mulattiera di accesso al rifugio proveniente da Valbondione. A una curva a gomito un cartello per il rifugio Albani indica di deviare a sinistra e di seguire il sentiero che si dirige verso i verdi pendii del monte Cimone e del monte Pomnolo. Proseguendo a mezza costa e scavalcando alcuni canali, la traccia inizia una breve salita al termine della quale sbuca al Colle delle Miniere a quota 1920 m. Oltre il passo una ripida discesa consente di raggiungere il fondo della valle nei pressi della Baita Passevra. Attraversato il torrente si ricomincia a salire restando ai piedi dei pendii del monte Crostaro quota 2103 m., una volta superata la baita omonima e alcuni ruderi della baita di Fles a quota 1695 m. si raggiunge in breve l’ampio valico della Manina a quota 1796 m., (poco distante è presente una vecchia miniera a quota 1637 m. seguendo il segnavia 408). Dal passo della Manina il sentiero attraversa a mezza costa le pendici del Pizzul a quota 2070 m., si porta alla base del monte Sponda Vaga quota 2071 m. e, procedendo con qualche zig zag, si supera la sella dell’Asta. Proseguendo oltre, con andamento Sud-Est si attraversa il fianco meridionale del monte Barbarossa quota 2148 m. fino alla caratteristica conca che si stende tra il monte Barbarossa e il Pizzo di Petto quota 2270 m.,  ove è situato il Lago Spigorel q. 1821 m. a circo di origine glaciale, che viene delimitata sulla sinistra da una marcata costola che il Pizzo di Petto protende verso Nord-Ovest. Il sentiero, aggirando questo sperone alla sua base, conduce all’imbocco di un canalino roccioso attrezzato con catene e che sbuca al colletto tra le due vette del pizzo di Petto dove la vista è mozzafiato. Scendendo leggermente verso destra, si costeggiano le falde orientali del monte Vigna Vaga quota 2332 m. e si raggiunge il non distante passo di Fontana Mora quota 2253 m. Si attaccano i successivi pendii calcarei bianchi del Malm appena sotto alla vetta omonima fino al loro culmine, per poi divallare sul versante che si adagia presso la bocchetta nord del monte Ferrante quota 2427 m. Proseguendo ora su terreno pianeggiante, si va a raggiungere una bella cengia proprio alla base del versante Est del Ferrante e che permette di contornare le verticali pareti di questa montagna. Si percorre la cengia sino a incrociare la cresta sud presso la vicina bocchetta meridionale. Per pascoli e sfasciumi il sentiero scende regolarmente sull’ampio crostone e arriva da ultimo al marcato intaglio del passo dello Scagnello , da cui si gode uno splendido colpo d’occhio sullo spigolo Nord-Ovest del Pizzo della Presolana quota 2521 m., in ambiente dolomitico. Calando per gli erbosi pendii orientali, il sentiero conduce infine al Rifugio Albani a quota 1939 m., nelle immediate vicinanze di alcune gallerie scavate in passato per l’estrazione della fluorite.
    
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tratto di sentiero CAI 304, dalla curva della panoramica Curò

Commento personale:
Il percorso descritto dell'Orobie dal Rifugio Curò al Rifugio Albani seguendo il sentiero CAI  e tutto OK ben segnalato, tranne il tratto iniziale del 304, dalla curva della panoramica Curò sino al Colle delle miniere e discesa: sentiero stretto, inclinato e ricoperto di erbacce bagnate, che rendono pericoloso il tracciato, a mio avviso sarebbe opportuno un intervento.

    
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ferrata - sistema a scale e pioli

Una via ferrata è un percorso di accesso alla vetta o a qualsiasi altra meta alpinistica dotato di cavi, catene, staffe, ed altri ancoraggi fissi (es. scalette o passerelle in legno; funi di corda) che ne facilitano le difficoltà alpinistiche. Tali attrezzature artificiali rendono praticabile il terreno roccioso o un percorso esposto - di qualsiasi difficoltà - mettendolo alla portata anche di un non alpinista. Si procede in autoassicurazione, agganciandosi direttamente al cavo di ancoraggio. Per far questo è necessario dotarsi di un'imbragatura apposita a cui si aggancia uno, o più comunemente due, moschettoni. Pur essendo sufficiente un solo moschettone per agganciarsi in maniera sicura, è preferibile usarne due: il cavo di ancoraggio infatti è fissato alla parete con rimandi che impediscono al moschettone di passare oltre. È quindi necessario sganciarsi dal cavo e riagganciarsi subito dopo il rimando. Se si usa un solo moschettone, in questa fase si rimarrebbe non assicurati alla parete, con gli ovvi rischi per la sicurezza che questo comporta. Usando due moschettoni è invece possibile rimanere sempre agganciati ai cavi di ancoraggio. Nella pratica alpinistica la corda dinamica compie egregiamente la funzione di arresto elastico in caso di caduta, ma nel caso della ferrata, dato che si procede singolarmente, si utilizzano kit da ferrata con spezzoni di corda molto corta (risultando in un elevato fattore di caduta in caso di incidente) non potrebbe dissipare sufficientemente l'energia di caduta senza l'apposito dispositivo. Per questo è fondamentale l'uso di una frizione detta dissipatore che ha lo scopo di ridurre l'energia in caso di caduta, evitando traumi e possibili rotture degli ancoraggi a causa del brusco arresto della caduta.
    
ferrata
     

domenica 25 luglio
 
Dal Rifugio Albani alla Ferrata della Presolana e Passo della Presolana
Tempo 5 ore circa
 
Questa tappa, chiamata "Sentiero della Porta", è riservata ad escursionisti esperti poiché il sentiero è attrezzato con scalette e corde fisse; è necessaria l'attrezzatura per percorrere una via ferrata: casco, imbragatura, cordini, dissipatore.  Il sentiero percorre la Presolana in quota, sul versante che guarda la Val di Scalve, fino alla Bocchetta del Visolo, al Monte Visolo per poi scendere alla Malga Cassinelli e al Passo della Presolana. Dal rifugio Albani si scende al sottostante piazzale delle miniere, si attraversa in alto la bella conca del lago del Polzone e ci si dirige al colle della Guaita. Scendendo leggermente sull’altro versante, si prosegue su terreno ghiaioso avvicinandosi alla parete sino a raggiungere il caratteristico canale roccioso ove parte la via ferrata (cartello indicatore). Si attaccano subito le prime scalette verticali che permettono di accedere alla parte centrale del canale. Traversandolo sul fondo ci si porta sul versante opposto dove un tratto più facile e altre scalette permettono di salire all’intaglio del passo della Porta. Qui però non inizia la discesa: piegando a destra una scala metallica vince un primo salto verticale, poi ulteriori tratti attrezzati con pioli e catene di ferro superano alcune placche insidiose e permettono di guadagnare quota. Procedendo su pendii in parte erbosi e in parte rocciosi, ma sempre molto esposti, si supera lo sbocco del canalone sfruttato nella prima parte del percorso e si sale a una bella selletta in vista dello spigolo Nord della Presolana: duecento metri più in basso le pareti di questo massiccio si inabissano nella suggestiva conca del Fupù, un profondissimo circo spesso coperto di neve durante tutto l’anno. Con molta attenzione, usando le numerose catene infisse alla roccia, si scende su una placca coperta di pietrisco fino a raggiungere la base del circo. Proseguendo a mezza costa, il sentiero diventa ora più facile e permette di uscire dalla conca e di asti prati nei pressi della Corna delle Quattro Matte, curiosa cuspide che svetta al di là delle quattro guglie rocciose.   Poco oltre si scavalca il crestone delle Pecore e ci si avvicina al canalone del Vallone: un ultimo breve tratto attrezzato permette di raggiungerne lo sbocco presso la sella tra il monte Visolo e la punta orientale della Presolana, dove ha termine la via ferrata. Piegando a sinistra, si segue la bella traccia di sentiero e in breve si guadagna l’erbosa vetta del monte Visolo. Dal cima del monte Visolo non resta altro che una lunga discesa con un percorso di tutto riposo fino al sottostante passo della Presolana: dopo un breve tratto in cresta, il sentiero devia sul monotono e assolato versante meridionale della montagna e inizia a perdere quota. Scendendo sempre a pendenza costante si raggiunge così il punto d’appoggio della malga Cassinelli, nei pressi della quale passa il sentiero che collega il passo della Presolana al bivacco “Città di Clusone” e alla grotta dei Pagani. Imboccando questo sentiero in direzione del passo, si entra in un bellissimo bosco e dopo una mezz’oretta di piacevole camminata si esce finalmente al punto di arrivo.
    
     

il bosco misto sul sentiero delle Orobie, dal Rifugio Albani a Colere.

Alternativa:
Dal Rifugio Albani a Colere, durata della discesa 1:30 circa.
Dal Rifugio Albani posto a quota 1939 m. in ripida discesa si raggiungono le vecchie baracche delle miniere di fluorite e, con breve deviazione a sinistra per pascoli seguendo il sentiero n. 403 CAI in ambiente ricco di rododendri si raggiunge in breve il bosco delle Orobie, misto di latifoglie e conifere inevitabile osservare la presenza del Ciclamino selvatico in fioritura.
    
fioritura di Ciclamino selvatico nel bosco
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 CAI BORGO S. DALMAZZO ... ( qui )

soci del CAI sottosezione di Borgo S. Dalmazzo - Cuneo -
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Rifugio Antonio Curò q. 1895 m. slm
Rododendro Irsuto (Rhododendron hirsutum) foro Enzo Resta
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Il lago del Barbellino è un bacino artificiale situato sopra Valbondione, in alta valle Seriana. È il più grande lago artificiale delle Orobie bergamasche, mentre è secondo se si considera anche la porzione Valtellinese, dietro al lago di Belviso. L'invaso contiene 18,5 milioni di metri cubi d'acqua.
Senecio
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Situato a un'altezza di 1.862 m s.l.m., raccoglie le acque provenienti dalla Valle del Trobio, dalla Valle della Cerviera, dalla Valle della Malgina, dalla Valle del Lago e dal Lago del Barbellino Naturale - Sorgenti del Serio.
Lago del Barbellino q. 1862 m. slm. - Situato a un'altezza di 1.862 m s.l.m., raccoglie le acque provenienti dalla Valle del Trobio, dalla Valle della Cerviera, dalla Valle della Malgina, dalla Valle del Lago e dal Lago del Barbellino Naturale / Sorgenti del Serio.
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Cavolaccio verde   (Adenostyles glabra)
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Viola di Duby   (Viola dubyana) foto Enzo Resta
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Genziana
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soci del CAI sottosezione di Borgo S. Dalmazzo - Cuneo -
salita al Rifugio Antonio Curò
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Rododendri,è un arbusto sempreverde, alto fino a 50 cm, frequente sui suoli calcareo-dolomitici o raramente silicei con presenza di calcare, delle nostre montagne ad altitudini tra il piano montano e quello cacuminale, ma anche raramente a quote molto più basse, ha rami tortuosi che nella parte apicale portano foglie coriacee e brevemente picciolate, di forma ovoidale o ellittica, con margine intero e lungamente cigliato, di colore verde scuro sulla pagina superiore più chiare su quella inferiore, i fiori dalla fioritura estiva, sono sorretti da peduncoli pelosi sono riuniti in corimbi.
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Phyteuma
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Situato a un'altezza di 1.862 m s.l.m., raccoglie le acque provenienti dalla Valle del Trobio, dalla Valle della Cerviera, dalla Valle della Malgina, dalla Valle del Lago e dal Lago del Barbellino Naturale - Sorgenti del Serio.
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Nigritella nigra
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Biscutella levigata
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Campanula dell'Arciduca ( Campanula Raineri ) foto Enzo Resta
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