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ELVA, PERLA DELLA VALLE MAIRA
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Su richiesta è possibile organizzare escursioni accompagnate da Guida Naturalistica per singoli o gruppi di persona, per informazioni : enzoresta@alice.it cell. 338-5811520 * 349-3300610.
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Elva, Borgata Serre: presepe allestito presso la Chiesa parrocchiale Maria Vergine Assunta, sempre aperto dal 25 dicembre al 14 gennaio, a cura della Pro loco La Desena.
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1 gennaio 2010 Elva. Alle ore 15.00 nella Chiesa Parrocchiale Maria Vergine Assunta, tradizionale Concerto di Capodanno, musica classica, ingresso libero. A cura del Comune di Elva. Per informazioni: Comune di Elva, Borgata Serre, 12020 Elva tel. 0171-997971
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L’origine di Elva è affidata alla leggenda: quattro uomini - legionari romani o briganti in fuga alla ricerca di un rifugio inaccessibile - ne sarebbero i mitici fondatori.
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Serre, (capoluogo) q. 1637 m. * Castes q. m. * Chiosso superiore q. 1670 m. * Chiosso di mezzo q. m. * Chiosso inferiore q. m. * Baletti q. m. * Rossenchie q. m. * Brione q. 1470 m. * Lischia q. 1359 m. * Dao * Clari * Morelli q. 1730 m. * Grange Viani q. 1730 m. * Grange Laurenti q. 1810 m. * Grange Garneri q. 1815 m. * Frangette * Molini Allione q. 1437 m. * Molini Abelli * Molini Allioni q. 1437 m. * Baudini q. m. * Grange q. 1830 m. * Goria superiore q. 1768 m. * Isaia q. 1703 m. * Mattalia q. 1661 m. * Chiotti * Martini * Reinaud * Villar q. m. * Martini q. 1726 m.
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ELVA PERLA DELLA VALLE MAIRA
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""" dormono le grigie casette sotto la neve, dove nel tepore delle stalle dormiva il suo lungo sonno invernale anche tutta la buona gente a Elva """
( ndr. Piero Raina )
  
Elva - elevata
Tra quattro colli sei collocata.
Da quattro ladri sei stata fondata. Da quattro banditi sarai disprezzata.
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Elva, (q. 1637 metri), situata sulla sinistra orografica della Valle Maira, dominata dal massiccio quarzitico del Pelvo (q.3064 metri), si colloca in quello che fù un anfiteatro glaciale ora ricoperto da foreste di larice e da verdi pascoli . l’anfiteatro si chiude in uno strettissimo vallone (l’orrido) che, convoglia le sue acque nel torrente Maira. Sul lato orientale passa una strada scavata nella roccia viva in quasi cento anni.
Elva fondata sulle attività agro-pastorali gode di una ricchezza culturale e artistica che la fanno unica nel suo genere: la chiesa di Santa Maria Assunta con gli affreschi di Hans Clemer; la casa della meridiana oggi sede del museo dei “ cavié “, le numerose passeggiate immerse nella natura, dove si possono incontrare specie arboree e splendida fioritura.
  
  
Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta
La ricchezza culturale che fra il quattrocento e cinquecento animava l’area del Marchesato di Saluzzo con la Provenza è all’origine di interessanti contatti tra figure di artisti locali ed itineranti che, portatori di esperienze di diversa origine, trovarono nel Marchesato di Saluzzo un favorevole punto di incontro e di scambio. Inserita in questo contesto anche la valle Maira fa da sfondo ad un prezioso alternarsi di maniere e di culture figurative che, in essa, si manifestarono nel corso del tardo Medioevo attraverso le opere di botteghe itineranti e di artisti tra i più attivi nelle terre del Marchesato, come Pietro da Saluzzo, Giovanni Baleison di Demonte e Tommaso Biasacci di Busca, soggetti a una tradizione figurativa di derivazione lombarda e mediterranea.
  
E’ in questo clima culturale che va inserita la figura di Hans Clemer, pittore piccardo attivo sullo scadere del quattrocento in Provenza, accanto al cugino Jossè Lieferinxe, e indicato come “ habitatorem civitare Salucie “ nel 1508.
  
Sul campanile è situato l'orologio a quattro quadranti con funzione meccanica, posto il 2 settembre del 1948 donato alla parrocchia da un elvese emirato a Nizza (FR), lo stesso anno a Elva arriva la luce elettrica e il telefono.
  
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Elva Alta Valle Maira
Cortile di Santa Maria Assunta 2010
LA PAURA DEL DIVERSO
Installazione scultorea, tecnica mista, ceramica, alluminio, stoffa e legno.
Con la sua installazione il Valsusino Bruno Carraio artista poliedrico, ci racconta dell’umana difficoltà nell’accettare l’attimo di sgomento che proviamo quando immersi nel turbinio della vita, all’improvviso i nostri occhi incontrano il “diverso”. Attimo fugace che provoca sempre la necessità di fermarsi e riflettere. Il “diverso” da noi, dalle nostre aspettative, dai nostri schemi dalle nostre abitudini, che incontriamo quotidianamente, sia esso un disabile, un uomo con la pelle e il volto diverso, un folle o un personaggio stravagante suscita e deve sempre suscitare nuovi pensieri, nuovi percorsi mentali atti ad aiutarci e riconoscere l’atavica paura della diversità. L’installazione di Bruno Carraio, frutto della sua personale ricerca dei misteri dell’inconscio umano, suscita nell’osservatore quell’ attimo di timore reverenziale evocato dal contrasto tra arte contemporanea e lo scenario quattrocentesco della chiesa d’Elva, quel timore reverenziale utile a favorire una breve pausa di riflessione sul senso della propria vita.

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Piccola patria dei "Cavie", ovvero artigiani e commercianti nella lavorazione di capelli e trecce femminili di un tempo.

Le origini del mestiere, ancora del tutto sconosciute, risalgono alla metà dell' 800. Sembra che un giovane elvese emigrato a Parigi come cameriere, avesse proposto ad alcuni americani alla ricerca di lunghe trecce, i capelli delle sorelle che vivevano ancora a Elva.
Il mestiere di Caviè, attività prevalentemente occasionale, fu un'occupazione curiosa e prestigiosa che gli uomini di Elva intraprendevano durante la stagione invernale.
I Caviè, vagavano per le valli e i borghi di pianura alla ricerca di donne e giovani fanciulle disposte a cedere le loro lunghe chiome in cambio di denaro, di un taglio di stoffa o di un foulard.
I capelli venivano venduti a grossisti, quindi lavorati e preparati per la realizzazione di parrucche destinate alle corti di Francia, Inghilterra e oltre oceano.
L'attività veniva interrotta con la bella stagione per far posto al lavoro dei campi.
 MUSEO DI PELS il museo dei capelli
La casa della Meridiana, recentemente sottoposta ad interventi di restauro che ha portato all'apertura del Museo di Pels e di un piccolo spaccio di prodotti locali, è un esempio di architettura sostanzialmente povera, realizzata esclusivamente con materiali del luogo (pietra sabbia e legno).
L'edificio appoggia le sue murature portanti sulla roccia naturale, all'interno della quale è stata scavata la ripida scala di collegamento visibile nella sala due del museo.
Dai documenti di archivio risulta che già a metà settecento la Casa della Meridiana ospitava al suo interno due nuclei familiari autonomi, alla metà del XIX° secolo contavano ben 21 persone.

Ferres per tirar
La donna, seduta su uno sgabello di fronte ai pettini, in un momento della lavorazione. Nelle varie fasi lavorative, però, non erano i pettini a passare tra i capelli, ma i capelli - tenuti saldamente tra le dita dalla donna - a passare tra i pettini che dovevano essere fissati con morsetti metallici o chiodi al tavolo di lavoro.

Las brùstias
Attrezzo con denti lunghi e fitti in acciaio e legno.
Gli attrezzi del mestiere non erano molti ed erano costituiti principalmente da pettini particolari - " las brùstias " ( con denti lunghi ) e " lh¡ fèrres " ( con denti più corti e più fitti - in acciaio e legno ), con denti aguzzi e alti, posti a distanze differenziate a seconda dell'uso che se ne doveva fare.

La còncha per voltar
L'uomo sta lavando le ciocche di capelli, preparate in precedenza dalla donna, dentro una vasca in legno ( la còncha per voltar ) che conteneva acqua calda, sapone e un pò di soda. Le matasse di capelli venivano trattenute tra le dita della mano e passate nell'acqua fino a quando, pulite e sgrassate, rendevano possibile l'individuazione delle radici.

le parrucche
Dai capelli alle parrucche. La ciocche di capelli naturali lavorati e suddivisi per colore e lunghezza, pronti per essere utilizzati per il confezionamento delle parrucche.
  
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Pelvo d'Elva quota 3064 metri
La montagna domina da un lato la Valle Varaita e dall'altro l'alpestre conca di Elva in Valle Maira. La cima, formata da rocce metamorfiche ( quarziti del Permiano ), molto nota nell'ambiente alpinistico viene visitata con buona frequenza, sia dalla Valle Maira, sia dalla Valle Varaita di Bellino. La panoramica circolare è una tra le più complete dell'arco alpino sud-occidentale. La salita è facile, soltanto ultimo tratto a causa della ripidezza del canale di risalita va affrontato con la necessaria esperienza e prudenza. Il nome Pelvo, ha origini celtiche e significa elevata montagna rocciosa a forma piramidale caratterizzato da fianchi ripidi e vertice appuntito, significa secondo origini celtiche “ elevata “ ; Elva rispecchia il termine provenzale. 
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Questa campana messa intorno al 1644, riporta una scritta in francese in cui si dice che furono gli abitanti della religione riformata calvinista che la fecero fondere a Montpellier.
Calvino aveva molti seguaci che cercavano di penetrare nella popolazione di Elva, ma fu molto difficile perchè l’epidemia del 1630 fece tante vittime che gli abitanti avevano ben altro a cui pensare , ciò nonostante gli eretici penetrarono dal versante del Varaita e fecero il loro quartiere generale a Grange dove si sentivano più sicuri più isolati dota l’accantonamento della frazione.
Fecero costruire una minuscola cappelle e fondere la campana, nel 1660 furono costretti ad andarsene per forte opposizione del popolo che aveva mantenuta la loro religione lasciando la campana sul piccolo campanile della chiesetta.
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Alle pendici del monte Chersogno q. 3026 metri, fra massi e aspre rocce, c’è un lago formatosi in tempi molto lontani in un avvallamento naturale di origine glaciale, noto con il nome “ Lago Camoscere “ a quota 2644 metri di altezza. Durante la stagione invernale, quando tutto è gelo e neve, il paesaggio che lo circonda è immerso nel più profondo e misterioso silenzio. A primavera, quando i prati rinverdiscono e rossi fiorellini scorrono a tappeto fra i sassi, il lago diventa verde-azzurro e le acque rispecchiano il cielo nella loro limpidezza e cristallina trasparenza.
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Le case di Elva come quelle di tutto l'arco alpino sono costruite in pietra, hanno base rettangolare e sono sormontate da un tetto a lastre di lose irregolari, sostenute da travature in legno di larice. Nelle costruzioni più antiche i vari piani sono separati da soffitto in legno, il piano inferiore in pietra con volte a botte è adibito a stalla. Le finestre piccole sono con ampia strombatura per permettere la maggior entrata di luce dall'esterno e la minore dispersione di calore dall'interno ...
  
Le case sono generalmente formate da tre livelli: il piano inferiore è adibito a stalla; quello di mezzo ad abitazione e quello superiore a fienile o essiccatoio...
  
I balconi in legno sostenuti da colonne cilindriche in pietra elemento tipico alpino greco-romano, servivano per lo stoccaggio del fieno, erbe e piante officinali.
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A SPASS PER LOU VIOL
Il percorso che vi proponiamo, nel complesso, ha una lunghezza di circa 30 chilometri e un tempo di percorrenza, per un medio camminatore, di otto ore. È possibile interromperlo in sei punti e rientrare alla borgata Serre, in quei punti è possibile iniziare una parziale percorrenza. Il sentiero è interamente segnalato, cosi come i punti di ritorno. Detto percorso si snoda principalmente su antiche mulattiere e tocca, o sfiora, tutte le borgate di Elva. Dove segnalato sarà possibile effettuare il tracciato anche in mountain bike o a cavallo e durante la stagione invernale con le racchette da neve. Partiamo dunque per la nostra gita, dal capoluogo, borgata Serre quota 1637 metri slm. Di qui, passando davanti all’odierna foresteria “La Fernisola”, ci incamminiamo per la strada asfaltata e in 10 minuti raggiungiamo la borgata Goria – Mattalia a quota 1661 metri slm. Questa borgata è la più meridionale del gruppo abitato denominato Goria che conta, in tutto, cinque agglomerati abitativi. Mattalia è composta da nove case: nelle due più grandi, che sono sulla destra subito prima e dopo la fontana pubblica, si possono notare due colonne in pietra, una rotonda e una quadrata, a sostegno del tetto. L’abitato è disteso su ampio pendio assolato in lieve declivio. Di qui, passando accanto alla fontana pubblica, seguendo la vecchia strada in 5 minuti arriviamo ad un’altra borgata del cantone di Goria: Isaia quota 1703 metri slm. Il nome di questa frazione, come quello di Mattalia, è di origine ebraica. Questa tranne alcune case, di cui una prospiciente alla strada, è in forte stato di degrado. Di qui proseguiamo verso la pineta sulla strada che per centinaia di anni fu la più importante via di comunicazione degli elvesi con gli altri paesi della Valle Maira, specialmente con stroppo. Questa parte del percosso passa interamente in un grande bosco di larici. Raggiungiamo da prima, in 15 minuti, una fontana detta “dell’Arsisa” a quota 1778 metri slm, qui possiamo riempire le borracce con acqua fresca e purissima per proseguire in direzione della chiesa di S. Giovanni a quota 1872 metri slm, che raggiungiamo in 15 minuti. L’impressione che si ha, arrivati in questo luogo, è indescrivibile. Se crediamo in Dio, sicuramente si è fermato qui e ha voluto manifestare la sua grandezza. L’occhio può spaziare tutt’intorno, con da un lato la conca di Elva e le sue montagne, dall’altra la valle e in basso la pianura. Al centro della radura c’è una piccola chiesa rotonda, dedicata al culto di S. Giovanni, dove viene celebrata la messa l’ultima domenica di giugno. Continuiamo il nostro cammino e in 10 minuti raggiungiamo la provinciale, verso la costa Cavallina a quota 2000 metri, che sale da Stroppo e percorrendola in direzione di Elva per circa 5 minuti, superato il bivio per il Colle di Sampeyre, incontriamo una strada sterrata sulla destra. In questo punto possiamo interrompere il percorso, facendo ritorno ad Elva borgata Serre seguendo la provinciale. Oppure proseguiamo sul nostro sentiero, che si presenta pianeggiante e molto panoramico, e raggiungiamo la località Chiotti a quota 1864 metri in 15 minuti. Questa località è costituita da grandi prati in lieve declivio, che sovrastano le tre borgate più alte del cantone di Goria: Superiore, di Mezzo e Ugo. Di qui nuovamente i nostri occhi possono spaziare su tutta la conca elvese e la dolcezza del paesaggio pervade l’osservatore con un senso di pace. Da questa località raggiungiamo, in 20 minuti, con un percorso prima in discesa fino ad una fontana e poi in salita, la base delle rocce di “Ripalta” a quota 1900 metri, di qui in avanti il paesaggio si fa più aspro e scosceso e proseguiamo su un sentiero che taglia a mezza costa un ripido prato che sovrasta la borgata Morelli. Questa deve il suo nome probabilmente ad un notaio di Acceglio, che esercita la propria attività ad Elva nel 1700 qui stabilendosi temporaneamente. Il sentiero prosegue permettendoci di raggiungere in 35 minuti la borgata Martini a quota 1726 metri slm. Il nome di questa borgata è certamente dovuto al culto di S. Martino, è di grandi dimensioni ed è collocata in posizione molto soleggiata con tutto intorno un’ampia distesa di campi e prati. Su un comignolo si può ancora notare il disegno di una meridiana circondata da una scritta parzialmente leggibile. Da questa borgata possiamo interrompere il percorso, facendo ritorno a Serre. Altrimenti seguendo la strada comunale, svoltando a destra, in 10 minuti raggiungiamo il bivio che, sempre a destra, incontra una strada sterrata di recente costruzione e a sinistra si prosegue per le borgate: Baudini, Frangette e Meira. La prima di queste deve il suo nome al casato dei Baudino, mentre le altre due con il loro stesso indicano che da principio erano costituite da grange per il soggiorno temporaneo dei pastori. Tornando al nostro percorso, imbocchiamo la strada sterrata prima citata al bivio a destra, e in 1,10 minuti raggiungiamo la località Grange a quota 1830 metri. Il percorso prima in salita, poi diventa pianeggiante e taglia a metà un enorme dirupo detto “Barsaie”, qui non è raro incontrare delle pernici che trovano in questo luogo, il loro abitat naturale. Proseguendo si incontra un immenso prato in ripido declivio denominato “Chiampines”. Avanti incontriamo la prima delle tre borgate di questo luogo, Grange Viani poi Grange Laurenti e infine Grange Garneri. Il nome indica che anche qui il primo insediamento fu dovuto a pastori che costruirono delle grange per i pascoli estivi del bestiame. Altra nota di rilievo è costituita dalla campana della cappella di borgata Laurenti, si di essa è incisa una scritta, datata 1664 che ricorda l’insediamento di uomini, provenienti dal vicino Delfinato di religione Calvinista, eretici dunque che qui si rifugiarono dai loro luoghi di origine cercando scampo alla persecuzione. La Cappella è dedicata al culto dei santi Claudio e Chiaffredo; ogni anno la prima domenica di settembre viene celebrata una messa. Da questa località riprendiamo il nostro cammino e attraversando la borgata Garneri, possiamo notare l’esistenza di un antico pozzo medioevale. Fatto unico a Elva ed raro in genere in montagna. Attraversiamo il “bosco degli Ortili” e raggiungiamo la borgata Chiosso superiore in un’ ora, a quota 1670 m. slm questa frazione è sovrastata dal piccolo sito denominato Baletti, che incontriamo sul percorso. Il nome Chiosso deriva da Chiotto o Closso e indica una zona pianeggiante dove si alternano campi e prati, tale è questo luogo. Troviamo anche una chiesa dedicata al culto di S. Anna e ogni anno viene celebrata la messa il giorno della festività omonima. Di qui scendiamo, percorrendo la strada asfaltata, alla borgata Chiosso inferiore raggiungendola in 15 minuti. Proseguiamo ancora e in 5 minuti arriviamo al ponte dell’ “Alberg” che permette l’attraversamento dell’omonimo torrente. Ancora visibile, sulla sinistra, un fabbricato adibito a mulino, per la macina dei cereali, rimasto in funzione fino al 1963. in alto, sulla sinistra, intravediamo la borgata Castes. Questa frazione era situata sull’antica via di accesso alle borgate di Grange e a queste, da sempre, è stata legata nelle sue vicende. Dal ponte possiamo interrompere nuovamente il percorso raggiungendo il capoluogo seguendo la strada asfaltata, in questo caso incontreremo le borgate: Rossenchie, Dao, Clari, Reinaud e Villar. Poco distante dalle case della borgata Reinaud si trova la cappella dedicata a S. Bernardo di cui si racconta, nella tradizione popolare, fosse stata la prima parrocchia di Elva. Riprendendo il nostro sentiero, dalla località ponte Alberg, costeggiamo il torrente e raggiungiamo, in 20 minuti, la borgata Molini Allioni a quota 1437 metri. Il nome di questa frazione, come la sottostante Molini Abelli, deve il suo nome alla presenza di mulini per la macina di cereali o il pestaggio di canapa e lino, anche qui troviamo una cappella che è dedicata al culto della Madonna Consolata. Di qui, imbocchiamo il sentiero a destra davanti alla chiesa, proseguiamo verso la borgata Brione, che raggiungiamo in 40 minuti. Il percorso si inerpica su uno stretto sentiero che raggiunge un punto panoramico denominato “Rocca Castello”, a quota 1577 metri. Di qui si apre uno stupendo panorama che ci permette di osservare i luoghi fin qui percorsi, è possibile anche scorgere quasi l’intero tragitto che compie l’odierna strada del vallone. Ci troviamo all’inizio di un grande prato, un tempo campo, che alla sua base ha la borgata Brione, a quota 1470 metri, nei campi attigui un tempo si coltivava anche il grano, cosa rara ad Elva, e questo era possibile grazie al clima mite di cui gode questo posto. L’irrigazione dei campi era resa possibile grazie ad una balera che prendeva l’acqua dal torrente Chiosso nell’opposto del vallone. Si può raggiungere questo luogo anche con un percorso alternativo. Da Chiosso si prende il sentiero segnalato che porta, attraversando il bosco di “Tavanet”, alla “Rocca Orsieres” a quota 1996 metri che raggiungiamo in un’ora. Di qui proseguiamo poi in direzione Brione impiegando un’ora. Riprendiamo il nostro cammino sul sentiero che, prima pianeggiante poi in ripida discesa, ci porta in 15 minuti alla borgata Lischia a quota 1359 metri. Questa frazione è situata su un versante scosceso al di sotto della precedente, per la coltivazione dei campi gli abitanti furono costretti in molti casi a terrazzare il terreno. Proseguiamo sulla strada di nuova costruzione e raggiungiamo la provinciale del Vallone a quota 1400 metri slm in 25 minuti. Di qui proseguiamo a sinistra possiamo raggiungere il capoluogo, altrimenti proseguendo a destra dopo poco troviamo l’indicazione del sentiero, che in un’ora e quindici minuti, ci porta al ponte del “Molinas” da dove, svoltando a sinistra, in 5 minuti raggiungiamo il luogo di partenza borgata Serre. La borgata Serre: sede della casa Comunale, della scuola elementare statale, dell’ambulatorio medico, dell’ufficio postale e della chiesa parrocchiale, è geograficamente situata nel centro del territorio comunale. La chiesa, monumento nazionale, da sola costituisce un valido motivo per una visita ad Elva visto il suo alto contenuto artistico e storico. La sede municipale fu costruita a seguito della delibera consiliare del 31 luglio 1764. l’edificio venne realizzato ampliando e ristrutturando i locali della confraternita di S. Spirito. Il portale in pietra che dà accesso al giardino prospicente la parrocchiale è di epoca medioevale e proviene dalla confraternita prima menzionata. Il servizio postale è stato attivato dalla seconda metà del 1800. Questo luogo è da sempre il punto di arrivo e di partenza delle vie di comunicazione dai paesi vicini e dalle varie borgate. La viabilità un tempo era permessa grazie alla costante opera di manutenzione e sgombero neve, che veniva assicurata dalle dezene, ovvero gruppi di uomini, provenienti dalle varie borgate che seguivano le disposizioni consiliari riguardanti il lavoro da compiere.
... ndr Giulio Rinaudo
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IL FORNO DELLA BORGATA CHIOSSO SUP.
“ Chioto de petris “
Sono stati ultimati a Elva i lavori di ristrutturazione del forno a legna in Borgata Chiosso Superiore ( q. 1670 m.) , grazie alle oltre 900 ore di lavoro volontario di quattro uomini elvesi.
Si presume che il forno sia stato costruito nel 1891 ad opera di Raina Bertolino e Claro Pietro, come inciso su una pietra murata nella facciata del forno, vicino alla bocca.
Infatti nel libro figurato della Comunità di Elva, redatto per conto del Comune dal geometra misuratore Giovanni Giacomo Zoccola e ultimato nel 1792, non risulta, nella borgata, la presenza di alcun forno. La primitiva costruzione era un po’ diversa da quella di oggi. Il tetto aveva due falde con una trave di olmo al centro, ma questa impostazione non era quella ottimale data l’ubicazione del forno, in quanto il muro di una casa attigua ostacolava lo scolo della neve. Perciò nel 1943 si costruì un tetto non più a due falde, ma ad una soltanto, con pendenza verso la strada. Per tale lavoro venne incaricato un muratore di Prazzo soprannominato “ la lepre ” che, coadiuvato da alcuni frazionisti, portò a termine l’opera in breve tempo. La capienza del forno era di circa cinquanta pani rotondi grandi. La cottura iniziava nella settimana dei santi di luna buona, detta “steles” . Prima si faceva cuocere il pane per i cani “plet” ; le successive 10-12 sfornate erano destinate alle famiglie (in media una sfornata da 500 pani per famiglia; doveva durare per tutto l’inverno!) e la terza sfornata, detta “finirol” era costituita da torte di meliga. Il forno rimase in funzione fino alla fine del 1957. In seguito si preferì cuocere il pane in un altro forno privato della borgata perché più piccolo e quindi più facilmente riscaldabile, dato che a quel tempo la borgata aveva già perso parte dei suoi abitanti a causa dello spopolamento. Dopo circa quarant’anni di mancata manutenzione il forno si trovava in totale degrado. Oggi, per volontà di alcuni frazionisti, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e del Comune di Elva, il forno è stato completamente ristrutturato e potrà essere usato per fare il pane come ai vecchi tempi da tutta la borgata che durante la bella stagione si ripopola. Enzo Resta ( www.scoprinatura.info )
 
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La vicenda dei fratelli Raina “cancellata ” dalla storia di
Elva. Negli anni ’30 arrestati e confinati nell’isola di Lipari
di Carlo Giordano
Sull’isola di Lipari ci sono le ginestre, gli oleandri, il rosmarino. C’è il mare caldo delle Eolie, ma non il Pelvo, il Chersogno. Per due montanari della Valle Maira come i fratelli Costanzo e Antonio Raina, elvesi, non vedere quelle punte illuminarsi al mattino, era come sentirsi abbandonati, senz’anima. Su quell’isola, a 1400 chilometri da Elva, ci erano finiti con una sentenza della Commissione provinciale per il confino, del 18 settembre 1930. Ci dovevano restare per 3 anni, con l’accusa di aver fatto espatriare clandestinamente in Francia, Romilda Allegri e Riccardo Fadenti, conviventi, di Cremona, tenuti d’occhio dalla polizia fascista per << tendenze vagante socialiste>> . Costanzo classe 1876 e Antonio 1896, erano a digiuno di politica. Per loro accompagnare due forestieri oltre confine era stato un modo per arrotondare i magri redditi familiari; come tagliare la legna,allevare qualche capra nella stalla di Brione. Furono arrestati il 20 luglio del ’30, giorno della festa di San Quirico, sulla piazza del paese, appena usciti dalla messa. Un disonore essere portati via in catene, davanti a tutti, come due pericolosi sovversivi. L’arrivo sull’isola lontana il 21 ottobre, dopo settimane di viaggio, sotto scorta, in treno e in nave. La sorveglianza a Lipari era stata rafforzata dopo la fuga, l’anno prima, di Emilio Lussu, Carlo Rosselle, Francesco Nitti. Bisogna stare attenti alle provocazioni delle guardie. Bastava poco per essere puniti. Allo stesso tempo, per due come loro, estranei ai circoli dell’antifascismo militante,diventava difficile legare con i politici. Si correva anche il rischio di essere scambiati per delle spie; infiltrati al soldo dell’Ovra. Tra lo sconforto, morirono entrambi suicidi nella primavera del ’31. Costanzo si impiccò il 10 marzo, con una cinghia legata alla sbarra della latrina del secondo padiglione del castello. Una notte d’inferno. All’appello della sera Antonio, affetto da crisi depressive, era risultato assente. La fuga veniva punita severamente. Costanzo si sente responsabile del fratello più giovane. Nella disperazione si uccide. Durante la notte Antonio viene trovato da una guardia della milizia, nascosto in una grotta dell’isola e arrestato. Il 14 marzo il pretore di Lipari lo condanna a tre mesi di carcere da scontare a Messina dove la sera del 5 maggio, anche lui si impicca, annodando un asciugamano all’inferriata della cella. Una storia drammatica riportata alla luce dalla ricerca di Daniela Bernagozzi, pubblicata sull’ultimo numero de << il presente e la storia>>, rivista dell’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo. Una ricostruzione anche attraverso la testimonianza di Ermelinda, l’unica figlia sopravvissuta di Antonio. <<Sarebbe bello – scrive Bernagozzi – trovare traccia, nelle numerose memorie pubblicate da ex confinati a Lipari, dei fratelli Raina>>. Invece nulla come se non fossero esistiti. Nessuna lapide li ricorda a Elva, nessuna scritta sul marmo a Lipari.
ndr . . . “ la stampa 10 dicembre 2008”
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A 1778 metri di quota, lungo l’antica mulattiera di comunicazione attraverso i Colli San Giovanni e Bettone, nel mezzo della “ foresta incantata “ , che nei giorni di prima estate s’infiamma di rododendri. Acqua freschissima e leggera, riflette il cielo sul pianoro, nel verde fiorito di genzianelle e viole, dove si sente nell’aria il canto dolce delle cince sui rami dei larici e il tocco vicino e lontano dei campanari delle mandrie pascolanti.
“”” vorrei, che nel paradiso ci fosse un’acqua buona e un posto bello come “ font d’arsisso “. Cosi una cara nonna, bambina pastorella di lassù, dal suo balcone, esprimeva un desiderio, mentre nel cielo cadeva una stella.
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  I piloni a Elva, come in tutta la valle, sono la testimonianza di storia trascorsa. Costruiti in pietra calce e sabbia, raffigurano santi in particolare la Madonna; all'interno della nicchia sulla volta è dipinto il cielo con una colomba in volo che rappresenta lo Spirito Santo. Motivo della costruzione era di natura religiosa, di superstizione contro il malocchio e le masche, contro le malattie e le epidemie. Dove non arrivava la medicina ufficiale ci si affidava al soprannaturale ...
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Nelle Borgate di Elva sono numerose le pitture murali di forma quadrata o rettangolare realizzate con tecnica dell’affresco. Poste sulle facciate principali delle abitazioni, in prossimità della cucina o della camera da letto, raffigurano principalmente la Madonna o il Crocifisso attorniati da santi. Erano considerate una protezione della casa e dei suoi abitanti contro le forze negative, il malocchio o contro le così dette “ masche ”. La maggior parte delle pitture murali erano affidate ad artisti itineranti, o a pittori che lavoravano in chiese vicine e nei ritagli di tempo si prestavano a opere minori.
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Il percosso che si propone ha una lunghezza totale di circa 30 kilometri e un tempo di percorrenza, per un medio camminatore, di otto ore circa.
E' possibile interrompere in sei punti diversi e rientrare alla borgata Serre.
Nei medesimi punti di uscita è possibile iniziare una parziale percorrenza.
Il sentiero è interamente segnalato, si snoda su antiche mulattiere e tocca o sfiora tutte le borgate di Elva.
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 In borgata Lischia si trova un mulino, costruito nel 1756, con due macine di legno messe in movimento da due turbine a pale orizzontali ad asse verticale. Vicino al mulino si trovano i resti di un battitore di canapa e più in baso i ruderi di un forno da calce che vennero usati fino agli anni 40.
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ELVA 14 LUGLIO 1955
Avventura a lieto fine: la prima moto raggiunge il paese dell’alta Valle Maira
Quante volte, nell’anno scolastico 1954-55, ho fatto a piedi il tragitto dal fondovalle a Grange di Elva e viceversa! Con zaino, strapieno di provviste, di solito impiegavo più di tre ore per raggiungere la mia sede sotto il Pelvo. Il percorso, che correva in buona parte lungo il vallone di Elva, era oltremodo disagevole; infatti, dopo il tratto della strada in via di costruzione, non c’era altra soluzione che seguire la mulattiera che ora si inerpica scoscesa nella roccia, ora serpeggiava tra i larici che a stento crescevano sul terreno arido. Soltanto la necessità di raggiungere la scuola, dove insegnavo, mi era di sprone a proseguire ed a ripetere tante volte la stessa fatica e sopportare altre sudate. Era, quindi, giustificato in quel momento questo mio sogno: avere una strada discreta e carrozzabile al posto della solita mulattiera disagevole, per poter usare il mio motoscooter M.V. 150 che, invece, dovevo parcheggiare in un fienile a Ponte Marmora. In quelle ore interminabili, solo con i miei pensieri, maturò in me l’idea di raggiungere Elva scendendo dal Colle di Sampeyre, che era unito alla Valle Varaita da una vecchia strada militare. Ero giovane e avevo l’entusiasmo e la spregiudicatezza dei giovani. Era una sfida con me stesso e sottovalutavo i rischi a cui andavo incontro. Tuttavia volevo anche dimostrare che una strada poteva strappare gli Elvesi al loro secolare isolamento e rendere più agevoli i collegamenti con il fondovalle. Partii il 14 luglio 1955. non volevo plagiare una data famosa, ma il motivo era giustificato dal fatto che il 17 dello stesso mese ad Elva si festeggiava San Quirico, patrono del paese. Sul mio motoscooter a Costigliole Saluzzo inforcai la Valle Varaita e mi fermai a Sampeyre per fare il pieno, perché per un po’ non avrei trovato altri distributori. Iniziai subito la salita serpeggiando tra boschi e prati odorosi di fieno novello. Ecco il Colle di Sampeyre, la prima parte della mia meta, ma per me anche la fine di un percorso discreto. A destra la strada proseguiva verso la Bicocca, sito destinato ai campi militari estivi. Elva era laggiù, in fondo ad un’ampia conca naturale, un puntino grigio che si perdeva tra il verde dei boschi delle ultime pendici del Chersogno. Lo confesso: provavo la stessa gioia di uno scalatore che vede poco lontano la cima da conquistare. Queste sensazioni e la volontà di farcela non disgiunte da una grande attenzione, mi accompagneranno per il resto del percorso. D’ora in poi per un bel tratto non esisteranno più mulattiere e sentieri ma soltanto prati e dirupi erbosi, boschi di abeti, larici e rododendri ed io ero solo con il mio motoscooter. Scesi a zig-zag cercando di non ruzzolare e di fare capitomboli dalle brutte conseguenze. Ogni tanto, però, nei punti nevralgici ero obbligato a scendere e procedere con la moto in movimento, cercando di superare la difficoltà incontrate. Dopo tanto faticare ecco la prima borgata: Goria. Un sospiro e la bella sensazione che ormai era fatta. Alla prima seguirono altre borgate collegate tra loro e al capoluogo da mulattiere decenti. Finalmente arrivai a Serre, capoluogo di Elva, stanco e sudato, ma pervaso da una grande soddisfazione. Ce l’avevo fatta. La prima moto era giunta ad Elva ed era la mia. San Quirico mi aveva visto e mi aveva protetto. La domenica, sulla piazza del Municipio, la moto attirava l’attenzione generale. Penso che tutti erano coscienti che qualcosa stesse per cambiare nella loro vita e che la strada, da tempo inizia ta, potesse giungere presto al loro paese. Il martedì successivo ripartii per il ritorno a casa. Dovevo seguire la mulattiera di cui gli Elvesi si servivano per scendere a valle. Dopo un bel tratto discreto notai subito che le cose si mettevano male. Nella gola del vallone il torrente scendeva rapido e la mulattiera correva a pochi passi. Uno strapiombo da rabbrividire. Era più che necessario usare la massima attenzione per non finire laggiù. Finalmente dopo tante difficoltà superate, giunsi al cantiere della nuova strada, in quel momento inattivo per le ferie estive. La mia fatica, direi la mia avventura, praticamente era terminata. Ora c’era una strada, sia pure da sistemare, e poi la provinciale Cuneo-Acceglio. Mi era andata bene. Avevo rischiato, ma ne era valsa la pena. L’auspicio di una strada diventava realtà l’anno dopo, quando una strada sterrata collegò Elva a San Martino di Stroppo. Nel giro di un paio di anni Elva ebbe non una, ma tre strade. Forse era anche servito il mio “colpo di piccone”.
Testo e foto di Giacomo Parola
ndr … La Ciapera (sottosezione Cai Borgo San Dalmazzo - Cuneo)
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cel. 349-3605195
Cucina casalinga
Servizio bar
Pernottamenti |
| Colle della Bicocca q. 2285 mt. |
| Colle di Sampeyre q. 2284 m. |
| sulle case di Elva i comignoli sono tutti di forme diverse |
| Clematide clematis alpina |
| Colle di Sampeyre q. 2284 m. |
| le rocce stratificate del vallone (calcari ) |
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ELVA, PERLA DELLA VALLE MAIRA
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